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Julfa, il quartiere armeno di Isfahan

All’inizio del XVII secolo, durante il conflitto in corso tra l’impero Persiano e quello Ottomano, lo Shah Abbas I trasferì circa 150.000 armeni dalla regione del Nakhichavan (oggi una enclave dell’Azerbaijan confinante con Armenia, Iran e Turchia) in Persia : ufficialmente per salvarli dalla persecuzione ottomana ma, secondo alcune fonti, anche per sfruttarne le abilità e le conoscenze nel commercio, soprattutto quello della seta.

Per accogliere una parte dei nuovi arrivati, lo Shah fece costruire un quartiere subito fuori dell’allora capitale, aldilà del fiume Zayandè, che prese il nome di Jolfa, come l’antica città armena da cui provenivano. Abbas I consentì inoltre agli armeni di conservare la propria lingua e la fede cristiana. Nei secoli successivi, pur mantenendo intatta la propria identità culturale, gli armeni si integrarono nella nuova realtà e parteciparono attivamente allo sviluppo socio-economico della Persia.

La statua dell’arcivescovo Kesaratsi che nel 1636 aprì la prima stamperia dell’Iran

La statua dell’arcivescovo Kachatur Kesaratsi, proprio davanti all’ingresso della cattedrale di Vank, ci ricorda che la comunità armena di Isfahan introdusse l’invenzione di Gutenberg in Iran già all’inizio del XVII secolo, anche grazie alla libertà di cui godeva nella Persia safavide (Leggi l’articolo completo su Osservatorio Balcani e Caucaso)


Oggi Nuova Julfa è un piccolo quartiere alla moda, ricco di bei caffè, ristoranti e boutique, raggiungibile a piedi o (meglio) con un taxi dal centro della città. Per fare una pausa durante la visita del quartiere vi consigliamo di sedervi nel magnifico Bahar Narenj Cafè, incredibilmente decorato in stile classico, ed asseggiare un dolce accompagnato da un buon tè. Se invece volete cenare in un luogo di grande atmosfera (e mangiare bene), non perdetevi l’elegante ristorante Arc con il suo bel giardino interno.

Lo splendido Bahar Narenj Cafe, vicino alla Cattedrale

A testimoniare l’immutata fede cristiana degli abitanti del quartiere ci sono ben 13 chiese. La più famosa, un simbolo della Chiesa Cristiana Apostolica Armena in Iran, è la Cattedrale di Vank (“San Salvatore di Isfahan”) : si tratta di un complesso monastico costruito nel XVII secolo che ospita, oltre alla chiesa, un museo dedicato alla storia del popolo armeno, una biblioteca ricca di rari manoscritti medievali ed un piccolo cimitero.

La Cattedrale armena del Santo Salvatore

L’aspetto esterno della cattedrale è curioso : convivono infatti una cupola simile a quelle delle moschee sciite ed un campanile, testimonianza dell’integrazione possibile tra culture differenti. E’ pero’ l’interno della chiesa a lasciare il visitatore a bocca aperta : alzando lo sguardo si ammira la cupola dorata e decorata con affreschi raffiguranti scene bibliche, mentre sulle pareti inferiori sono ricordati i martiri armeni vittime dell’Impero ottomano.

L’unico altro luogo di culto armeno aperto ai visitatori è la Chiesa di Betlemme, anch’essa costruita nel XVII secolo con uno stile in parte influenzato dalle moschee persiane; meno affollata dai turisti, merita di essere visitata per gli splendidi affreschi, con scene della vita di Gesù, che ne decorano le pareti.


I cristiani armeni rappresentano oggi la minoranza religiosa più consistente in Iran (oltre 115.000 persone secondo l’ultimo censimento) e occupano due dei cinque seggi riservati alle minoranze religiose nel Parlamento Iraniano. Le città con le comunità armene più numerose sono Teheran, Tabriz ed Isfahan.


Se vi trovate a Isfahan a capodanno, il nostro consiglio è di venire in questo quartiere per assistere alle celebrazioni per il Natale (quello armeno si festeggia il 6 gennaio) e respirare una atmosfera inattesa a queste latitudini : troverete vetrine con addobbi natalizi e Babbo Natale che posa per le foto con i bambini in strada !

( Tutte le foto di questo articolo sono di © Andrea Ricordi )

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